ISTITUTO  COMPRENSIVO “L. DE LORENZO"

SCUOLA SECONDARIA DI  PRIMO  GRADO

VIGGIANO (PZ)

Classi : II –III  sez.  A    e III  sez.  B

 

 

Il canto popolare

 

Il canto popolare è una delle espressioni più antiche e nello stesso tempo più vive più autentiche della cultura popolare di ogni paese. Per questo spesso le canzoni popolari si sono fatte portavoce di piccoli e grandi problemi sociali, di avvenimenti importanti o di drammi collettivi: il lavoro, la situazione della donna, l’emigrazione e il dramma della guerra. La voce umana ha iniziato a modulare i primi intervalli fino ad arrivare alla formulazione di vere e proprie linee melodiche che sono giunte fino a noi tramandate oralmente. Le melodie popolari sono il prodotto della rielaborazione costante di una tradizione. I canti popolari hanno costituito per secoli il “materiale culturale” trasmesso da generazione in generazione, nelle occasioni simbolicamente più significative come nei momenti quotidiani della vita. I canti tradizionali sono spesso legati ad occasioni collettive, ma sempre meno frequente è il loro uso verso le nuove generazioni infatti oggi solo qualche anziano e qualche gruppo musicale ricorda ancora gli antichi canti. Le feste religiose, le serenate, le nozze, il carnevale, le questue itineranti, i ritrovi sociali con o senza la presenza di qualche suonatore restano ancora i momenti in cui vengono utilizzati alcuni canti popolari. Un tempo il lavoro agricolo era allietato dai “canti ad aria” (indica motivo, modo o stile esecutivo alla maniera usata in qualche paese, prendono infatti il nome dal paese o dalla zona d’uso) che hanno subito nel tempo varie trasformazioni o sono addirittura scomparsi.

 

Caratteri del canto popolare

 

Melodia:

Le melodie variano secondo i diversi paesi o aree della Basilicata; a volte i canti sono facili, orecchiabili, sillabici, a volte risultano essere più complessi e ricchi di fioriture melodiche (canti melismatici).

 

Armonia:

Varia risulta la composizione armonica di questi canti: da semplici sovrapposizioni di voci per intervalli di terza si passa ad intrecci più complessi che seguono linee melodiche autonome. Alcuni strumenti producono più suoni contemporaneamente dando così una base armonica alla linea melodica.

 

Il ritmo:

Il ritmo di solito dipende dalla funzione dei brani, viene scandito da strumenti ritmici e percussivi in particolare tamburi e tamburelle.

 

Intensità:

L’intensità di solito è forte in alcuni casi l’esecuzione del canto è quasi urlata, ciò dipende anche dal fatto che spesso l’esecuzione avviene all’aperto.

 

Diffuso in quasi tutti i paesi della regione è il canto alla “pastorale” che affronta tematiche varie e viene intercalato da grida alla “pecurara” di richiamo alle greggi o alle mandrie.

Anche il canto carnevalesco sul “cupë cupë” (tamburo a frizione) è presente in molti paesi. Veniva eseguito nella questua itinerante di carnevale e consiste in una presa in giro scherzosa da parte di due cantanti.

 

 

Le danze popolari

 

La Basilicata ha un patrimonio folkloristico-musicale incredibilmente ricco dovuto anche ad influenze pugliesi, calabresi e campane. La Basilicata raccoglie vissuti e memorie di una antichità sorprendente, grazie alla sua cultura agropastorale ostinatamente conservativa. La cultura lucana ha in realtà un patrimonio etno musicale poco conosciuto o del tutto ignoto. L’arpa di Viaggiano, la zampogna, il ballo con la falce, il ballo con la croccia, la tarantella con la cinta, balli in chiesa e forme particolari di ritualità religiosa popolare. Tra i balli tipici della Basilicata un posto di rilievo lo occupa la cosiddetta”tarantella dei pastori” diffusa nell’area del Pollino.

Questa danza viene spesso detta semplicemente pastorale e si differenzia dalle compresenti forme di tarantella nella zona. Si articola in due parti, ciascuna delle quali viene eseguita ripetutamente più volte: mezzo giro (semi giri con ballerini molto ravvicinati e diametralmente opposti) e giro ociliata (piccoli giri con ballerini affiancati). Lo stile pastorale ha come tratto distintivo un più marcato contatto col terreno mediante appoggi a pianta intera, forti battiti e pressioni dei piedi e con le braccia tendenzialmente in basso lungo il busto o con le mani ai fianchi. Altre tarantelle nell’area del Pollino vengono eseguite in cerchio con più ballerini e in ordine sparso oppure compaiono tarantelle a quattro prevalentemente con due coppie miste. In alcune zone della Basilicata un tempo vi era anche l’uso di battere le “castagnole” con le mani, che imponeva movimenti alti e ritmati delle braccia. Attualmente le castagnole sono sostituite dallo schiocco delle dita, gestualità diffusa nel melfitano e nel materano.

Nell’area settentrionale della Basificata, soprattutto in aree montane troviamo balli polistrutturati comandati, eseguiti da una, due o più coppie miste. Queste “tarantelle figurate” sembrano essere antichissime.

 

Balli legati alla sfera del sacro, sono il “ballo con lo stendardo” e il “ballo con la cinta” (o con la gregna).

I devoti, durante le processioni, mentre trasportano lo stendardo, eseguono tarantelle professionali o virtuosismi accompagnati dal suono di organetti, tamburelli, ciaramelle.

In alcune feste religiose, i portatori di cinte e di gregne(di solito sono le donne) ballano processionalmente la tarantella lungo il percorso sacro, talvolta si fermano e ballano sul luogo in coppia o in gruppo.

Le “cinte” o “cente” sono torri di legno pieni di candele, nastri, fiocchi colorati e immagini sacre, mentre le “gregne” prevedono l’uso di numerose spighe di grano intrecciate e lavorate.Cinte e gregne vengono trasportate sul capo durante queste processioni per esaudire un voto fatto o per grazia ricevuta.

Quasi scomparsi oggi, risultano il “ballo con la falce” (tipico di alcuni paesi della valle del Sinni) e il ballo con la “croccia”(eseguito durante le traslazioni di statue o di alberi del maggio).Il primo veniva eseguito su musica di zampogna a fine mietitura, il secondo,invece, veniva eseguito nelle soste o all’arrivo, si ballavano tarantelle con atteggiamenti di sfida e con uso della croccia(lungo ramo usato come bastone o supporto).

 

Anche il “ballo della zita” (legato ad alcuni centri del materano) sembra ormai scomparso; a volte riappare, ma modificato in alcuni aspetti. Alla fine del pranzo nuziale gli posi ballano una lunga tarantella a cui si accodano man mano i genitori, i parenti e poi gli invitati che

prima di danzare appuntano sull’abito della sposa offerte in moneta cartacea (esaltazione del ruolo della sposa e compimento di cerimonie analoghe a quelle realizzate con le statue devozionali durante le processioni nel giorno di festa). Oggi resta solo una tarantella finale degli sposi che ballano al centro di un cerchio formato da parenti e amici.

Altri balli rinvenuti in diversi centri della Basificata, ma ormai sostituiti da tarantelle, polke e valzer sono “la tacchiatina” (eseguita in coppia e documentata in val d’Agri), “la polka fiorata” (sviluppatasi in diverse zone rurali, eseguita in coppie miste con numerose “varianti” figurate), “lu picche e pale” risalente alla zona di Baragiano e Piperno e detto anche “passetto” (antica danza professionale per numerose coppie).

 

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Il tamburello

 

Il tamburello si può considerare come lo strumento a percussione più importante e diffuso in tutta la musica popolare italiana. Attualmente è ancora suonato e costruito secondo le norme tradizionali su gran parte del territorio. Il telaio è una parte importante del tamburello e deve essere leggero ma resistente. La pelle è la parte viva del tamburello tant’è vero che cambia le sue caratteristiche in base all’umidità. I tamburelli artigianali sono fatti tutti con pelli di animali. I sonagli possono essere di varie grandezze secondo la fantasia dell’artigiano, difatti un cambiamento di un dettaglio sui sonagli determina un cambiamento del suono. Il tamburello è usato spesso nei balli popolari e spesso accompagna l’organetto in tarantelle e quadriglie.

 

L’arpa viggianese

 

Per alcuni secoli Viggiano era conosciuta per essere il principale centro di provenienza dei suonatori di arpa girovaghi e anche il luogo principale di produzione dello strumento.

La tradizione dell'arpa lucana sembrava estinta intorno alla prima guerra mondiale, invece ha continuato a vivere fino ad oggi grazie a pochi suonatori.

La sua riscoperta ha fatto conoscere parte dei repertori tipici di questo strumento e le occasioni d'uso. Il repertorio è vasto e include tarantelle, pastorali natalizie, valzer, quadriglie, polke, mazurke e brani legati al culto della Madonna Nera. Anticamente si suonava nei matrimoni, nelle feste da ballo, in giro per le case, in chiesa e grazie all'arpicella (arpicedda) anche nelle piazze e nelle strade.

L’arpa diatonica portativa, detta l’arpicedda, è un tipico modello artigianale dell’arpa popolare viggianese; misura in altezza 146 cm e in larghezza 81 cm e il suo numero di corde varia da 28 a 36. La costruzione e la tornitura delle parti in legno sono scarne di ornamenti in rilievo. La cassa armonica ha tre aperture sulla bombatura esterna di dieci cm di altezza. Le componenti dello strumento vengono dette cassa, bastone o colonna, arco, perrouzzë o vëttunnë (i bischeri delle corde) e piedi.

L'arpa grande ha invece 43-44 corde. Sull'arco sono inchiodati piccoli ganci che all'occorrenza, con un piccolo "perone" (piruncidd'), vengono girati per modificare l'accordatura di alcune corde per poter suonare così in un'altra tonalità.

 

L’organetto

 

L’organetto è presente in tutti i centri della Basilicata. Strumento sempre accordato e pronto all’uso, facilmente trasportabile, presenta ampie possibilità melodiche e armoniche e si adatta a repertori di musica da ballo e di canti.

Usato come strumento solista o accompagnato da altri strumenti (tamburello, cupë cupë) si pone come valido mezzo espressivo della creatività musicale popolare e significativo interprete delle trasformate esigenze culturali. Nella danza l’organetto si è appropriato delle varie melodie di tarantella ed ha privilegiato i repertori di quadriglie, polke, mazurke, valzer e ultimamente anche tanghi.

L’organetto appartiene alla famiglia degli aerofoni (strumenti il cui suono è generato da un flusso d’aria) di tipo meccanico (l’aria è prodotta da un mantice o soffietto) e provvisto di ance libere. L’ancia è una sottile linguetta di acciaio, fissata ad una  estremità su una piastrina di ottone o alluminio forata in modo tale da consentirle di vibrare liberamente sotto il soffio dell’aria producendo così il suono. Ogni ancia è intonata su una nota musicale: la lunghezza e la larghezza della linguetta sono proporzionate all’altezza della nota. Le ance sono montate su intelaiature di legno (somiere).

L’organetto è caratterizzato da una tastiera melodica a bottoni azionata dalla mano destra, estesa per 2 ottave e ½, nella quale le note sono ordinate per scale diatoniche (5 tonie 2 semitoni); ad ogni bottone corrispondono due suoni differenti, secondo che il tasto sia premuto aprendo o chiudendo il mantice(sistema bitonico). Il numero dei tasti può variare secondo il tipo di organetto. La tastiera possiede una seconda tastiera più piccola, azionata dalla mano sinistra, che comprende i bassi e gli accordi necessari per l’accompagnamento ritmico.

Tra i vari tipi di organetto, quelli più utilizzati nella musica popolare della Basilicata sono l’organetto a 2 bassi, l’organetto a 4 bassi, l’organetto a 8 bassi.

 

La ciaramella e la zampogna lucana

 

L’abbinamento della ciaramella con la zampogna a chiave è spesso costituito da suonatori ambulanti che girano per i paesi e le città in occasione della novena di Natale.

 

La zampogna è uno strumento aerofono composto da quattro canne sonore ad ancia doppia, di cui due hanno funzione di bordoni, mentre, per le altre due, quella destra fa da canto e quella sinistra fa da accompagnamento; infatti con una zampogna i suonatori lucani sono in grado di suonare sia la melodia, sia l’accompagnamento.

 

La ciaramella è l’oboe popolare, detto anche piffero, ed è un aerofono ad ancia doppia. Viene costruita dagli stessi artigiani tornitori che costruiscono le zampogne e può essere realizzata in un unico pezzo, oppure in due parti, canna più campana. L’ancia della ciaramella è piuttosto “dura”. L’accordatura deve essere eseguita con cura perché lo strumento molto spesso viene suonato con l’accompagnamento di una zampogna. Per potersi accordare con essa, la ciaramella viene costruita in una serie di misure corrispondenti alle varie tonalità.